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Psicologia e Società,

L’alternanza tra didattica “in presenza” e “a distanza”, plurifattorialità e collasso emotivo

28 Marzo 2021
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La scuola, in tempo di pandemia, nell’essere presente al proprio mandato educativo, ha modificato la sua modalità di operare.

Da circa un anno, gli interventi scolastici si sono succeduti dalla didattica” in presenza” ad una didattica “a distanza”, con strumenti tecnologici e connessioni da remoto, ciò per agevolare il distanziamento e la salvaguardia della diffusione del virus. Interventi spesso organizzati senza la reale considerazione dei fattori dinamico- funzionali dell’alunno e spazio- temporali della didattica che  possono  provocare, a lungo termine, sofferenze e disagi emotivi e cognitivi.

   La scuola è un’agenzia educativa che affianca, camminando parallelamente, la famiglia, ed  è tradizionalmente concepita come ambiente sicuro e familiare, attenziona l’alunno nei suoi specifici bisogni includendo nella classe. 

   La didattica “in presenza” è costituita dalla presenza fisica dei soggetti che fondono la classe: insegnante, alunni,  mobili, bidelli,  assistenti, la ricchezza di interazioni fisiche e sensoriali, la modalità di insegnamento centrato sulla visibilità e fisicità. 

    La didattica “a distanza” o dad è costituita da una classe virtuale, gli alunni e gli insegnanti che pur non avendo legami interattivi, sono percepiti visivamente attraverso il monitor come un insieme. Le relazioni avvengono selettivamente su due canali sensoriali: il sonoro e il visivo, con la richiesta di un elevato processo attentivo su questi due canali esponendo gli alunni ad una forte tensione emotiva e  cognitiva. 

   Va considerato che ogni bambino ha necessità di sentire la classe come l’ ambiente sicuro nel quale esprimere sé stesso, in  libertà ed  autonomia,  auto -motivandosi agli apprendimenti e alla conoscenza  dell’altro. Un ambiente così  percepito garantisce ad ogni soggetto la crescita responsabile ed evolutiva-esistenziale  del proprio  Sé e degli altri.

   L’ambiente forma e modella la personalità ed è fondamentale che sia strutturato in modo da stimolare il sistema mentale di previsione ed organizzazione del bambino, e che attivi in sicurezza la propria modalità di relazione (MOI) ai singoli apprendimenti, alla relazione tra i pari e l’adulto. L’ambiente come sostiene la Montessori “deve essere ricco, che motivi di interesse, che si presentino attività ed invitano il bambino a condurre le proprie esperienze.” Un ambiente che motivi l’alunno alla eureka, dalla curiosità epistemologica alla scoperta, e lo instradi dalla astrazione concettuale alla riflessione, alla sintesi della conoscenza, sino alla metacognizione.

   In tal senso, l’insegnante, elemento fondante la classe, che guida e regola le interazioni alla pari, conduce l’alunno allo scambio e alla cooperazione, non trasferisce solo  il proprio sapere nozionistico, ma sviluppa le competenze psicopedagogiche che permettono all’alunno stesso di raggiungere la conoscenza esperienziale rimuovendo, quando è possibile,  i disagi espressi dal soggetto in evoluzione.

   La dad, pur impegnando il docente ad un’elevata formazione nell’uso di strumenti da remoto, lo rende meno accorto sui veri bisogni emotivi e psicologici dell’alunno, e nel contempo, non dosa la complessità dei contenuti in una dimensione spazio- temporale adeguata all’evoluzione del soggetto e alla tempistica di consolidamento del sapere.

Aspetti neurofisiologici

   La dad richiede all’alunno delle competenze di alto livello cognitivo che si strutturano lentamente dai 7 anni in su, con la maturazione della corteccia prefrontale. La maturazione di queste aree coinvolgono la focalizzazione attentiva e distributiva, la concentrazione immediata, il processo di astrazione, categorizzazione, inclusione e metacognizione. 

   L’insegnante fatica a gestire la classe, poco motivata e frammentaria, l’impatto del processo educativo è basso e ciò è dovuto alle difficoltà che la dad presenta. La dad difetta nell’interazione fisica dei soggetti.

Nella relazione tra due soggetti si attivano i “neuroni specchio” responsabili del processo di sintonizzazione con l’altro e dell’empatia che consente di comprendere l’altro a livello emotivo e cognitivo, di comprendere lo stato della sua mente.  La dad difetta anche nell’attivazione dei “neuroni gps” situati nell’ippocampo  che stimolano la posizione e l’orientamento spaziale importanti per la comprensione degli spostamenti nell’ambiente,  nel fissaggio delle informazioni visive nella memoria autobiografica e la direzionalità del pensiero. Si rischia, in breve, di avere l’alunno concentrato ad ascoltare per ore un argomento  che non consolida in memoria e che dimentica subito dopo.

Considerazioni psico-evolutive

L’attuazione della dad, quindi, va monitorata in itinere per consentire che l’insegnamento promosso possa essere colto e sedimentato dall’alunno. Valutazione, monitoraggio e accompagnamento vanno espletati con specificità e accuratezza ad ogni passaggio di ciclo, dalla scuola dell’infanzia alla primaria elementare e media, sino alla secondaria. 

Il passaggio dalla scuola dell’infanzia alla primaria risulta piuttosto difficoltoso per l’alunno.

Il bambino iscritto al primo anno di scuola elementare ha difficoltà a rappresentarsi  la sua classe appena costituita, non conosce l’insegnante e ancor meno i suoi compagni. Cambia l’approccio all’insegnamento dall’esperienza centrata sulla manualità e corporeità passa alla presentazione astratta delle lettere, parole e testo. Il bambino non riconosce il vero senso dell’ essere collegato visivamente ad una classe, che non è resa viva, dall’esperienza concreta memorizzata negli anni precedenti. 

   Capire, quindi, se il bambino è attrezzato a livello cognitivo ed emotivo alla dad è necessario per evitare di creare lo stallo che si ripercuote sul Sé. Un bambino che, più volte attenzionato e ripreso dall’insegnante, anche da remoto, si percepisce non allineato come i suoi compagni all’apprendimento, si sente in difetto, incapace di apprendere e non più inglobato all’interno della classe se non come colui che distrae e non apprende. La percezione visiva della classe da remoto è immediata e tangibile. Il bambino chiama a raccolta le sue risorse per reagire prontamente alle richieste scolastiche, attiva il sistema neurofisiologico dello stress con il circolo della adrenalina. A lungo andare le risorse personali si depauperano e il bambino allenta l’esperienza scolastica. Rifiuta di aprirsi agli altri e alla conoscenza non connettendosi con la classe.

   Ancor più drammatico riveste il passaggio alla scuola media. Il ragazzo vive pienamente la sua preadolescenza con i cambiamenti fisici, emotivi ed ormonali, fattori che turbano la sua sfera affettiva e il profitto sugli apprendimenti.   Le ore in dad le condivide  connettendosi con i suoi amici e il mondo del web attraverso l’ uso indiscriminato del cellulare, spostando l’attenzione fuori dall’apprendimento in dad. Mosso interiormente dalle interazioni virtuali si coinvolge emotivamente su esperienze rischiose,  con confronti su situazioni irreali e su messa alla prova. Un commento espresso sui social, che evidenzia un  suo disvalore o difettosità, provoca una profonda crisi esistenziale.

   In questa fase tutto ciò che emerge dai social assume valore assoluto. Il ragazzo non ha consolidato il pensiero riflessivo e reversibile e la frase comunicata attraverso i social, visibile e immodificabile, attecchisce sul proprio Sé, non del tutto definito e stabile. Si carica di ansia, si “collassa” emotivamente e stacca la propria mente dai pensieri più prossimi del mondo della scuola.

   Nella didattica a distanza va considerato il processo delicato e non lineare della crescita dell’alunno. Un ascolto attento ed empatico diretto all’alunno, al suo mondo emotivo e cognitivo, ampliando la visione sul contesto familiare, apre lo sguardo all’insegnante sulla reale dimensione dello sviluppo evolutivo- esistenziale dell’alunno. Soprattutto in questo particolare momento costituito da richieste dirette e indirette  sull’emergenza sanitaria che vincolano i giovani ad un totale  rispetto delle norme.

   L’insegnante, barometro della stabilità emotiva e dell’apprendimento scolastico, deve affinare le proprie capacità di ascolto empatico verso l’alunno portatore di una sensibilità emotiva che, al momento, la dad, non valuta in modo adeguato. Nel contempo deve valorizzare, sostenere e promuovere la motivazione alla conoscenza epistemologica. Processo che non rimane immutato nel tempo, varia in relazione ai fattori emergenti, nel qui ed ora, nella vita del soggetto.

Dr.ssa Mariannina Amato
Psicologa-Psicoterapeuta

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